Internet of Things: l’evoluzione nell’IoB, Internet of Behavior

Internet of Things: l’evoluzione

Da quando nel 1995 la rete Internet è entrata a far parte delle nostre vite, l’IoT (Internet of Things) è stata la nostra guida nel mondo digitale. Basti pensare alle case automatizzate, alle macchine intelligenti, ai sensori dei telefoni e così via.

Ma in un contesto così dinamico, tecnologico e innovativo, è giusto parlare ancora di IoT?

La risposta è certamente affermativa, quello che muta è il punto di vista tanto che oggi non si parla tanto più di IoT ma di IoB: Internet of Behavior.

Internet of Things verso l’Internet of Behavior

Internet of Behavior, l’Internet del comportamento, svolge un ruolo molto più importante dell’Internet delle cose, in quanto lo studio del comportamento umano ci permette di conoscere meglio le persone e portarle a compiere determinate azioni.

Come avviene tutto questo? Grazie alle informazioni raccolte dagli IoT che gli utenti utilizzano, ai cookies e alle impostazioni che accettano. Questi dati vengono successivamente inseriti in processi analitici automatizzati, così da poterli studiare e creare strategie, grazie a potenti algoritmi innovativi previsionali anche in grado di anticipare le tendenze future soddisfacendo il bisogno prima ancora che questi si presentino, o addirittura innescandoli.

Internet of Things: cosa ti consentono di fare i dati?

L’analisi dei dati, che rientra nel concetto di Data Analytics, persegue soprattutto 3 obiettivi:

  1. visionare il percorso di acquisto dell’utente;
  2. tracciarne i passaggi;
  3. capirne le azioni svolte, affinché si possano avere tutte le preferenze e le informazioni sullo stile di vita del consumatore.

Quest’analisi è utile sia per poter migliorare il processo aziendale, che per attrarre l’utente facendogli compiere una determinata azione. L’IoB, invece, si focalizza più sulla psicologia comportamentale del consumatore, non si limita quindi all’acquisizione dei dati. In tal modo i dati sono analizzati e studiati ortogonalmente nell’ottica di garantire massima vicinanza e supporto al consumatore immerso nelle sue esperienze online.

Ovviamente, questo concetto può essere applicato esternamente, per analizzare e attrarre i consumatori, così come internamente per vedere quanto sono performanti i dipendenti. Tutto ciò porta a:

  • Costruire una completa user experience (UX)
  • Ottimizzare l’esperienza di ricerca (SXO – Search Experience Optimization)
  • Grandi opportunità nel commercializzare i prodotti e i servizi offerti sul mercato.

La IoB è una realtà che stiamo già vivendo, ma che sta prendendo una piega molto più rilevante. La prima volta ne parlò nel 2012 Gote Nyman, ex professore di psicologia, che credeva che gli aspetti comportamentali delle persone potessero portare ad analizzare le intenzioni delle stesse. Oggi, questo argomento è pane quotidiano per le aziende che tracciano le informazioni lasciate dagli utenti durante le loro navigazioni digitali.

Internet of Things

Internet of Things: cosa dobbiamo aspettarci?

Dall’immagine sopra possiamo notare come l’Internet of Things converta i dati in informazioni; l’Internet of Behavior, dal canto suo, riuscirà a trasformare la conoscenza in saggezza? Intanto Gartner Inc., leader mondiale nella ricerca e consulenza aziendale, ha affermato che entro il 2023 le attività del 40% della popolazione verranno utilizzate digitalmente per influenzare il nostro comportamento, mentre entro il 2025 la percentuale arriverà al 50%.

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