Come la digitalizzazione ha migliorato il settore sanitario: le storie di Maria e Salvatore!

“Scusi, dove vado per il ticket della prenotazione?” “E per l’ambulatorio?”

Un tam tam affannato di gente che va e gente che viene, che sale e che scende, il bar continua a servire caffè, cappuccini e cornetti surgelati, al vociare insistente si accompagnano le lamentele di rito che crucciano i volti ingialliti dalle luci al neon.

Maria, dopo 20 minuti di attesa, diluita nella lettura di riviste sanitarie vecchie di una settimana, viene accompagnata dal marito all’accettazione, dove una signorina dallo sguardo avvilito si affanna a scrivere a mano i dati anagrafici della paziente. Dopo altri 15 minuti, Maria riesce ad arrivare in reparto per sottoporsi alla visita. Il passaggio di consegne è lento, obsoleto e viene affidato ad un precario foglio di carta. E mentre la cartella clinica di Maria viaggia da un reparto all’altro, tra la confusione e l’isteria dei presenti, l’errore umano è dietro l’angolo, così come gli interrogativi che disegnano sulle facce del personale di sala il timore di aver smarrito informazioni importanti.

Storie di ordinaria follia all’interno di una struttura ospedaliera non informatizzata, in cui la digitalizzazione è ancora una sfida incolta e il concetto di Sanità 4.0 riempie soltanto le pagine dei magazine sfogliati nervosamente da chi, come Maria, si aggrappa alla speranza di sbrigarsi per andare a fare la spesa, andare dal parrucchiere, incontrare l’amica di sempre o i nipotini.

Dall’altro lato della strada c’è, invece, Salvatore. Anche lui, come Maria, deve sottoporsi ad una visita medica. La struttura a cui lui fa riferimento è, al contrario, informatizzata. I reparti dialogano tra di loro e la sua cartella clinica è elettronica. Aspetto, questo, che si traduce in sicurezza dell’archiviazione dei dati e nel fatto che Salvatore possa concedersi il caffè al bar dell’ospedale solo per il piacere di farlo. Salvatore, prima di incontrare la signorina all’accettazione, indosserà il suo sorriso migliore, perché sa che il tempo trascorso tra quelle mura gli sarà restituito con gli interessi.

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