Come riparte un’azienda dopo il Covid19? Il racconto di un dipendente!

Ieri, come ogni mattina, ho aperto la mail (rigorosamente dopo la colazione e una buona dose di caffè amaro) e mi sono imbattuta in una newsletter che riportava la missiva dei licenziamenti di Airbnb scritta dal CEO Brian Chesky.

Un testo destinato a diventare virale, e non solo perché è legato ad un periodo oggettivamente particolare.

Tra i concetti centrali (ti linko la lettera completa alla fine del pezzo) c’era quello di appartenenza.

Mi sono soffermata a riflettere su questa parola, sulla forza potentissima che evoca perché descrive la comunanza dei nostri valori sociali, professionali, familiari all’interno del gruppo di cui facciamo parte.

Così, ho pensato a Sabanet, il network al quale appartengo per l’appunto, e al fatto che da giorni provo a rincorrere il CEO dell’azienda – Gianfranco Zizzo – per rilasciarmi un’intervista in cui possa raccontare le sue strategie, quelle che ha deciso di mettere in campo per ripartire (con tutte le difficoltà a cui un momento straziante come questo ci sottopone).

Fino a quando ho smesso di provare a convincerlo e ho pensato: “Perché non ribaltare il punto di vista! Provo a raccontare io come un’azienda dovrebbe ripartire!” D’altronde, ultimamente leggiamo continue dichiarazioni di imprenditori, amministratori o capi, che dir si voglia, che si cimentano in affermazioni (spesso tutte uguali) su come affrontare la Fase2, il futuro, il cambiamento. Sia chiaro, hanno il dovere di farlo, perché dai piani alti qualcuno deve pur tirare le somme.

È vero anche, però, che al netto di questo tsunami emotivo, psicologico ed economico niente e nessuno sarà più come prima. Dipendenti inclusi. La trasformazione culturale che il Covid19 ci ha imposto è già in atto ed è più profonda di quanto pensiamo; perché affonda le unghie nelle abitudini e nei pensieri più radicati, nel nostro lavoro e nella nostra vita.

Ci sentiamo spaesati? Sì.

Siamo impreparati? Certo.

Siamo fregati? Dipende.

Dipende dal modo in cui decideremo personalmente di affrontare questa sfida che, contrariamente ad alcune convinzioni comuni, mi sembra una opportunità.

Un’opportunità per ricominciare, per fermarsi (pensiamo al tam tam che abbiamo sempre stigmatizzato), per prendere fiato.

Siamo onesti: non esisteva un manuale per ripartire prima e non esiste oggi; non esiste né per i CEO, né per i lavoratori. Esiste, tuttavia, la consapevolezza del valore che ciascuno di noi – mosso da quel famoso senso di appartenenza – può apportare.

Chiacchierando con Gianfranco, la prima ed unica cosa che ha saputo dirmi è stata: “Apprezzo il grandissimo sforzo che ogni persona all’interno di Sabanet sta facendo, l’amore che molti hanno dimostrato nei confronti dell’azienda”.

Ed è la verità! È vero che ognuno di noi ha anteposto il senso di responsabilità alle nuove e alle volte tedianti incombenze, alle call quasi ad ogni ora del giorno, al punto che sul Curriculum tra le ultime esperienze lavorative potremo aggiungere: “Call Specialist”.

È vero che ognuno di noi ha popolato il cerchio simbolico che ha costruito in questi anni con sforzi encomiabili, con le proprie sacrosante intuizioni e con il coraggio di reinventarsi in un ambiente diverso, con un modus operandi diverso.

Ah, vabbè ma stai parlando dello Smart Working?”

No! Non sto parlando di Smart Working, perché non basta avere una connessione veloce ed essere a casa per parlare di Smart Working. Quello è il Remote Working ed è un’altra cosa.

Parlo di mutamento culturale; parlo di riscoprirsi in una veste nuova, con nuove consapevolezze. Parlo del fatto che molti di noi hanno scoperto di sapersi autogestire e di saper autogestire il tempo dannatamente bene. Ti pare poco? A me pare un cambio di rotta degno di nota.

E penso che, in questi 90 lunghissimi giorni, sia stata proprio questa la sfida più difficile, persino per i migliori CEO del mondo: riuscire a riportare sulla rotta giusta un team oggettivamente sparpagliato affinché non andasse alla deriva.

Puntare sulle persone diventa così la strategia più efficace per qualunque azienda. Banale, penserai! Eppure ti assicuro che non è un concetto così scontato per molti imprenditori.

Perché, vedi, potrai dotarti delle migliori tecnologie esistenti sul mercato, delle piattaforme più performanti per l’organizzazione del lavoro a distanza, ma se non ti doti delle persone giuste non ci sarà fase 3 – 4 o 10 che tenga.

E penso che nella sua intervista mai concessa, Gianfranco Zizzo volesse dirmi proprio questo.

La lettera del CEO di Airbnb

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