L’ingegnere – storia possibile di un dipendente

Volevo partire. Dopo il 110 e lode, la commozione dei genitori, la festa con gli amici, la sbronza, una voce nella mia testa urlava: “Scappa. Che cosa resti a fare se non puoi crescere?”.

Il mare, il calore della gente, i “miei” posti, il bagno già ad aprile mentre gli amici di Milano mandavano le foto di cieli grigi. Non mi bastava. Avevo passato anni a studiare, avevo raggiunto i risultati migliori e speravo di ottenere un posto di lavoro in linea con le mie aspettative. Mio nonno ogni volta che mi vedeva diceva con orgoglio: “Il nostro ingegnere”, io sorridevo, tornavo a casa e inviavo cv in altre città, lontano dalla mediocrità, vicino agli stimoli.

Poi è arrivata la risposta, la data del colloquio, la valigia e un volo Ryanair. Roma. Poi Milano. Poi Torino. Ero richiesto, “Gli ingegneri vanno via come il pane” ripeteva mio nonno, ed effettivamente anche se non mi sentivo una rosetta diverse aziende mi avevano contattato. Ho lavorato per qualche mese in una ditta milanese, non avevo motivi per lamentarmi.

Nelle vacanze di Pasqua sono tornato a Taranto “In tempo per la Settimana Santa” ha ricordato mio nonno, ma io le processioni le ho sempre seguite solo da lontano. Lui, invece, dal suo vecchio televisore eternamente sintonizzato sul canale locale. “Come va a lavoro?” mi chiedevano “Non posso lamentarmi” rispondevo. E in quei giorni di vacanza ho rivisto il mare, il calore della gente, i “miei” posti, il bagno già ad aprile mentre gli amici di Milano mandavano le foto di cieli grigi. Eppure non mi bastava. Eppure anche il “non posso lamentarmi” non mi bastava.
“Cercasi giovani talenti per un’academy di informatica”, l’articolo sul quotidiano richiamò la mia attenzione mentre sorseggiavo un caffè svogliato. Formazione gratuita e posti di lavoro per i più meritevoli. A Taranto. Il mare, il calore della gente, i “miei” posti, il bagno già ad aprile mentre gli amici di Milano mandavano le foto di cieli grigi, non mi bastava ma un po’ mi mancava. Non avevo l’età per i rimpianti, forse non arriverà mai per me, così decisi di presentarmi all’open day in azienda. Una parentesi dalla mia nuova vita romana per provare ad esplorare un’opportunità nella mia città. Sabanet ha aperto il suo cancello e io sono entrato in una masseria circondata dal verde.

Così vicino alla città e così fuori dal mondo, potevo sentire i rumori della natura, intervallati dalle voci di quaranta giovani lavoratori. Un open space per comunicare e scambiarsi informazioni e conoscenze. Tecnologia e terra, efficienza e sintonia, connubi che per una volta nella mia vita di adulto non mi chiedevano di scegliere a quale parte di felicità rinunciare.

“A volte la serenità è molto più vicina di quello che pensi, voi giovani avete il brutto vizio di guardare solo lontano, magari lontano è proprio accanto a te”. E quella volta il nonno aveva ragione, lo penso ogni giorno mentre esco da quel cancello verde dopo aver timbrato il mio cartellino da uomo libero.

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